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martedì, 24 novembre 2009

Vergogna



....misero insieme un banchetto di vestiti ammucchiati e roba da mangiare e li chiamarono aiuti, mentre la gente provata dalla stanchezza e dal dolore, cercava qualcosa per difendere sè stessi e i propri cari dal freddo pungente dell'inverno che bussava alle porte.

Eravamo i sopravvissuti, gli sconfitti di quell'immane tragedia chiamata terremoto e tra quegli stracci ammucchiati per un attimo ci vergognammo di essere italiani.

IO NON DIMENTICO.


 




lunedì, 23 novembre 2009

23-11-1980: NON DIMENTICO



Va bene così: SENZA PAROLE

postato da: Senzaspine alle ore 09:46 | link | commenti (1)
categorie: memoria, sud , terremoto, terra mia
mercoledì, 21 ottobre 2009

Attraversami il cuore





Cammino per strada.
La geometria perfetta di un marciapiede disciplina il mio sguardo, incanala il caos dei miei pensieri.
Dall'abitacolo di un'autovettura di passaggio mi giunge una melodia che accende emozioni.

" attraversami il cuore di luce e di allegria..."

Domande si affollano e giocano a rincorrersi con i miei passi.

" Attraversami il cuore..."

L'autunno impertinente veste il mio essere di odori e sapori.
Foglie bruciate.
Castagne sparse negli essiccatoi che contendono lo spazio con il fuoco e il fumo.
Spighe cotte.
Querce, faggi e muschi.
La felce selvatica nel giardino dietro casa.
Uva sul filare di un vigneto.
Un'amica mi ricorda che ho un binario da rincorrere.
Un'amica mi ricorda che quel binario mi è entrato dentro....l'ho digerito facendone vita.

"Attraversami il cuore/il peso della solitudine è variabile/l'amore si può mancare per un attimo..."

L'autunno è crudele. E' un sasso nello stagno delle nostalgie.E' grandine sui fiori della felicità.
Mi siedo in un parco.
Due signori parlano senza troppa pretesa della vita.
Ripenso alla melodia ripassando a memoria le parole che trattengo ad occhi chiusi:

"Attraversami il cuore/il peso della solitudine è variabile/l'amore si può mancare per un attimo..." .

Fischietto per dare ritmo alle mie emozioni.
Fischietto perchè ho paura delle mie emozioni.
Mi asciugo una lacrima....il vuoto che mi hai lasciato non è variabile.
Aumenta ogni giorno.
Il tempo insieme non ha mai vissuto di geometrie, equazioni, formule.
Il tempo insieme non è mai stato abbastanza per definirlo
So solo che comunque vada ti avrò sempre mancata per un attimo.
Chiudo il pugno e mi appoggio ad esso.
Il mio non è un gesto di sconfitta mi ripeto.
Il mio non è un arrendermi.
Dio mio quanta stanchezza che ho nel mio cuore quest'oggi...il vuoto che mi hai lasciato piega il tempo, speranze, sogni.
Mi volto accarezzando la corteccia di un'albero.

"Attraversami il cuore di luce ed allegria..."

Alzo la testa al cielo....sento il respiro divenire lento.
Allargo le braccia.
Il mondo è tra di esse.
Tra una corteccia d'albero e le mie braccia aperte penso che vorrei averti qui per rimettere indietro le lancette del nostro tempo insieme.
Vorrei averti qui per provare ad afferrare quell'attimo e inchiodarlo a quest'albero.
Vorrei averti qui e cullare quell'attimo per vederlo insieme divenire ore, giorni, tempo!
L'autunno impertinente mi scompiglia i capelli mentre il sole all'orizzonte si nasconde dietro la grande montagna.
Fra poco sarà sera.
Penso a casa.
Ai passi incerti di mio padre minati dalla malattia.
A mia madre che nasconde le sue paure in un sorriso.
A mia sorella lontana che cerca rifugio in un lavoro che non trova.
Al bagaglio di problemi da fare e disfare che troverò sull'uscio.
Al tuo vuoto....
L'autunno in questo viale ottembrino somiglia alla mia vita che non trova una rigovernatura.
Un cane scodinzola annusando il mondo mentre abbaia ad una foglia che sfugge.
Con essa sfuggi anche tu.


" Attraversami il cuore.....il peso della solitudine è variabile."






postato da: Senzaspine alle ore 18:30 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 13 ottobre 2009

Parole

Il vento scuote i rami del parchetto alle porte del mio ufficio.
L'autunno su ali di vento trascina in alto le foglie dal viale.
Vi è una strana armonia in strada quest'oggi.
Vi è uno strano silenzio che lascia presagire piacevoli momenti di serenità.
Ho spento qualsiasi cosa che facesse rumore tra le mure che mi accolgono: SENZA PAROLE seguo la scia silenziosa dei miei pensieri. 
Rifletto sul significato di questo vocabolo e scopro che se avessi una mia personale scala di importanza per ogni valore e vocabolo, PAROLA sarebbe al primo posto.
" I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”  affermava Wittgenstein.
Quanto è vera questa affermazione.
Ogni limite è un confine e ogni confine racchiude spazi, emozioni,essenze.
Ed allora voglio bene alle mie PAROLE a tutte le " mie parole" che hanno formato il confine della mia esistenza e non ho paura di sentirmi padrone del mio linguaggio perchè esso ha camminato e cammina assieme alla mia vita, mi prende per mano, costruisce muri e stanze dove abitare perchè ogni parola è una pietra angolare su cui costruire, ogni parola racchiude pezzi della mia vita.
Guardo fuori dai vetri.
Il vento ha smesso di rincorrere le foglie del viale e sibila incuneandosi negli spazi vuoti della mia vita.
Con esso porta silenzio e freddo.
Chiudo gli occhi mentre un brivido attraversa il mio corpo come una scossa.
Penso a una parola, al mattone che chiuderà queste righe frettolose, all'emozione che mi suscita il solo pensarla.
Vorrei gridarla.
No questa volta no.
La lascio dentro di me a tener compagnia al vento.
D'altronde lontano altre labbra la staranno pronunciando.
Sorrido di questa alleanza nascosta.
Quanto sei bella Irpinia vista attraverso il gioco di una foglia.

Senzaspine

postato da: Senzaspine alle ore 11:41 | link | commenti (2)
categorie: parole
sabato, 05 settembre 2009

VERGOGNATI

Ed ecco a voi il novello PINOCCHIO.....sono senza parole.VERGOGNATI DI PRENDERE PER CULO QUESTA POVERA GENTE E ABBI IL CORAGGIO DELLE TUE AZIONI!!!!!

postato da: Senzaspine alle ore 20:44 | link | commenti
categorie:
venerdì, 04 settembre 2009

SANTO SUBITO


postato da: Senzaspine alle ore 17:43 | link | commenti
categorie: benigni

Frainteso....


postato da: Senzaspine alle ore 17:06 | link | commenti
categorie:
martedì, 04 agosto 2009

SONO VIVO

Prendiamo questa vita tra le mani e trasciniamola oltre la semplice banale quotidianità!


postato da: Senzaspine alle ore 17:05 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 20 luglio 2009

Quasi sera....

A margine di un " giorno senza ", un'attimo prima di far sera  dedico i versi di una canzone di Vecchioni a tutti coloro che fanno delle proprie sconfitte poesia.


Non lo so, chi ha vinto non lo so,
e non mi va nemmeno di saperlo
che tanto qui si muore sempre noi,
è Waterloo che non finisce mai.

Amica mia, stasera niente poesia,
amica mia, il tempo se la porta via,
amica mia, volevo anch'io crederci ancora un po':
morir per niente, però tra i fiori di Waterloo
....però tra i fiori di Waterloo.

postato da: Senzaspine alle ore 20:33 | link | commenti (3)
categorie:
mercoledì, 24 giugno 2009

Le verità nascoste.

La verità che non può dire

di GIUSEPPE D'AVANZO


Berlusconi esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse "unto dal Signore", la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un'apparenza che si cucina in casa con i cuochi di famiglia. Senza contraddittorio, senza una domanda, senza un'increspatura, senza la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, senza un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il Cavaliere frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori - plaudenti - della sua performance. Berlusconi ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l'anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno stato d'animo e una debolezza.

Berlusconi, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell'impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) "Adesso parlo io" (di Veronica e di Noemi), ci riprova. "Adesso parlo io" strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un'atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una famiglia unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell'affetto dei figli; l'amore per Veronica ferito - certo - ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una vita irreprensibile che non impone discolpa; l'ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una "squillo" di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il "piacere della conquista".

Acconciata così la sua esistenza che il più benevolo oggi definisce al contrario "licenziosa", chi la racconta in altro modo non può essere che un "nemico". Da un'inimicizia brutale sono animati i giornali che, insultati ma non smentiti, raccontano quel che accade nelle residenze del presidente. Antagonisti malevoli, prevenuti o interessati sono quegli editori che non azzittiscono d'imperio le loro redazioni. C'è qualcosa di luciferino (o di vagamente folle) nella pretesa che l'opinione pubblica - pur manipolata da un'informazione servile - s'ingozzi con questo intruglio. Dimentico di governare un Paese occidentale, una società aperta, una democrazia (ancora) liberale, il capo del governo pare convinto che, ripetendo con l'insistenza di un disco rotto, la litania della sua esemplare "storia italiana" possa rianimare l'ormai esausta passione nazionale per l'infallibilità della sua persona. È persuaso che, mentendo, gli riesca di sollecitare ancora un odio radicale (nell'odio ritrova le energie smarrite e il consenso dei "fanatizzati") contro chi intravede e racconta e si interroga - nell'interesse pubblico - sui lati bui della sua vita che ne pregiudicano la reputazione di uomo di governo e, ampiamente, la sua affidabilità internazionale. Berlusconi sembra non voler comprendere quanto grave - per sé e per il Paese - sia la situazione in cui si è cacciato e ha cacciato la rispettabilità dell'Italia. Ha voluto convertire, con un tocco magico e prepotente, le "preferite" del suo harem in titolari della sovranità popolare trasformando il suo privato in pubblico. Non ha saputo ancora spiegare, dopo averlo fatto con parole bugiarde, la frequentazione di minorenni che ora passeggiano, minacciose, dinanzi al portone di Palazzo Chigi. Ha intrattenuto rapporti allegri con un uomo che, per business, ha trasformato le tangenti alla politica in meretricio per i politici. Il capo del governo deve ora fronteggiare i materiali fonici raccolti nella sua stanza da letto da una prostituta e le foto scattate da "ragazze-immagine", qualsiasi cosa significhi, nel suo bagno privato mentre ogni giorno propone il nome nuovo di una "squillo" che ha partecipato alle feste a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli (che pressione danno a Berlusconi, oggi?).

La quieta scena familiare proposta da Chi difficilmente riuscirà a ridurre la consistenza di quel che, all'inizio di questa storia tragica, si è intravisto e nel prosieguo si è irrobustito: la febbre di Berlusconi, un'inclinazione psicopatologica, una sexual addiction sfogata in "spettacolini" affollati di prostitute, minorenni, "farfalline", "tartarughine", "bamboline" coccolate da "Papi" tra materassi extralarge nei palazzi del governo ornati dal tricolore. Una condizione (uno scandalo) che impone di chiedere, con la moglie, quale sia oggi lo stato di salute del presidente del Consiglio; quale sia la sua vulnerabilità politica; quanta sia l'insicurezza degli affari di Stato; quale sia la sua ricattabilità personale. Come possono responsabilmente, questi "buchi", essere liquidati come affari privati?

La riduzione a privacy di questo deficit di autorità e autorevolezza non consentirà a Berlusconi di tirarsi su dal burrone in cui è caduto da solo. Ipotizzare un "mandato retribuito" per la "escort" che ricorda gli incontri con il presidente a Palazzo Grazioli è una favola grottesca prima di essere malinconica (la D'Addario è stata prima intercettata e poi convocata come persona informata dei fatti). Evocare un "complotto" di questo giornale è soltanto un atto di intimidazione inaccettabile.

Ripetendo sempre gli stessi passi come un automa, lo stesso ritornello come un cantante che conosce una sola canzone, Berlusconi appare incapace di dire quelle parole di verità che lo toglierebbero d'impaccio. Non può dirle, come è sempre più chiaro. La sua vita, e chi ne è stato testimone, non gli consente di dirle. È questo il macigno che oggi il capo del governo si porta sulle spalle. Non riuscirà a liberarsene mentendo. Non sempre la menzogna è più plausibile della realtà. Soprattutto quando un Paese desidera e si aspetta di sentire la verità su chi (e da chi) lo governa.

( La Repubblica )


postato da: Senzaspine alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: vergogna, schifo